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COS'E' L'INTELLIGEZA EMOZIONALE E PERCHE' E' COSI' IMPORTANTE.

Ti sei mai chiesto come alcune persone all’apparenza profondamente intelligenti si comportino in modo immaturo?


Ti sei anche chiesto come mai alcune persone all’apparenza poco brillanti riescano a ottenere notevoli risultati nella vita?

Ci sono casi in cui il quoziente intellettivo (QI) è in grado di stabile il successo che una persona avrà nella vita, ma esistono anche molte eccezioni alla regola. Queste eccezioni sono rappresentate dall'intelligenza emotiva.




UN ESEMPIO EMBLEMATICO

Daniel Goleman, nel suo libro sull'intelligenza emotiva, racconta la storia di un brillante studente universitario che, dopo aver ricevuto un voto inaspettato che era ampiamente sopra la media, accoltellò il suo professore.

Tale studente fu riconosciuto innocente dal giudice perché in preda a un attacco psicotico.

Qualche anno più tardi, lo stesso studente si diplomò tra i migliori.

Il professore che fu accoltellato si lamentò di non aver mai ricevuto delle scuse.


Potremmo domandarci come può una persona dotata di una tale intelligenza possa macchiarsi di un gesto tanto irrazionale?

La risposta è molto semplice: l’intelligenza scolastica ha poco a che vedere con l’intelligenza emotiva.


Il quoziente intellettivo non ci dice nulla su come una persona saprà reagire alle vicissitudini della vita, dato che coloro che non riescono a esercitare un certo controllo sulla propria vita emotiva combattono delle battaglie interiori che finiscono per sabotare la loro capacità di concentrarsi sul lavoro e pensare lucidamente.


IL SENTIMENTO NEL PENSIERO

Nella rivoluzione cognitiva avvenuta negli anni settanta, l’attenzione era rivolta verso le modalità con le quali la mente registra e archivia le informazioni. Era opinione comune che l’intelligenza comportasse un’elaborazione fredda e metodica dei fatti, senza considerare che la razionalità può essere guidata o travolta dai sentimenti.

Questa visione di una vita mentale emotivamente piatta si sta gradualmente modificando da quando la psicologia ha cominciato a riconoscere il ruolo essenziale del sentimento nel pensiero.


COS’E' L’INTELLIGENZA EMOTIVA


L'etimologia della parola intelligenza deriva dal verbo latino “intelligere” composto dal latino intus = dentro e dal verbo latino legere = leggere, ed esprime la capacità di “leggere dentro”, di comprendere, raccogliere idee e informazioni riguardo a qualcuno o a qualcosa.


L'intelligenza è la facoltà di comprendere la realtà in maniera non superficiale, andando oltre, in profondità, per coglierne gli aspetti nascosti e non immediatamente evidenti.


L’intelligenza emotiva diventa quindi l’abilità di percepire le emozioni, personali e altrui, controllarle, trarne delle conclusioni e agire di conseguenza.

COME SVILUPPARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA


- Auto-consapevoleza delle proprie emozioni

Questa è la chiave di volta dell’intelligenza emotiva!

Saper riconoscere un’emozione nel momento in cui si presenta è il primo passo!

Sarà poi importante non identificarsi e quindi non farsi trasportare da tale forza emotiva. Ciò permetterà di compiere delle scelte più ponderate, piuttosto che scegliere qualcosa di cui ci si potrebbe pentire in futuro.


In alcune circostanze le forti emozioni possono disturbare il pensiero e gettarlo nel caos. Allo stesso tempo la mancanza di consapevolezza riguardo ai sentimenti può anch’essa rivelarsi disastrosa, specialmente quando si devono soppesare delle decisioni.


Queste decisioni non possono essere prese servendosi solo della razionalità ma richiedono anche il contributo dei sentimenti viscerali e della saggezza emozionale che scaturisce dalle esperienze del passato.

- Controllo delle emozioni


Il controllo delle emozioni non deve essere confuso con la loro repressione o negazione. Le basi di tale controllo risiedono nell’essere in contatto con noi stessi.

Nel controllo emotivo riconosciamo cosa è presente in noi, e scegliamo di non manifestarlo in situazioni non opportune.  Non reprimiamo una particolare emozione, ma la esprimiamo nel modo più adeguato, senza rimanere identificati con quel particolare stato emotivo.


La base di tutto questo sta nel cambiare il modo in cui vediamo le emozioni: non esistono emozioni “negative” o “positive”, piuttosto esistono reazioni “negative” o “positive” rispetto a ciò che proviamo.

Un esempio evidente è quello di sfogare la rabbia in modo inappropriato verso qualcuno che non ci ha fatto nulla, mentre l’altra faccia della medaglia è reprimerla.


La rabbia può essere un’emozione distruttiva se la canalizziamo nel modo sbagliato, per esempio facendo male a qualcuno.

Può diventare un’emozione buona se la utilizziamo per proteggerci o per correggere un’ingiustizia.


Un altro esempio è quando pretendiamo di non sentire un disagio rispetto a una situazione che stiamo vivendo: tale malessere non scomparirà magicamente, bensì ci porterà a cercare delle attività compensatorie.

Infine, il controllo emotivo ci permette di riprenderci velocemente dalle sconfitte della vita.


- Motivare se stessi


L’auto-consapevoleza e il controllo emotivo sono le basi della motivazione personale.

Nel momento in cui intraprendiamo qualcosa di nuovo, che sia un progetto lavorativo, un'attività sportiva o un nuovo hobby, è importante saper gestire le difficoltà emozionali che possono presentarsi all’inizio. Dovremmo quindi saper ritardare la gratificazione e gestire le difficoltà emozionali controllando gli impulsi.


- Riconoscere le emozioni altrui


L’empatia è un’abilità fondamentale nelle relazioni con gli altri. Essa ci permette di riconoscere i sottili segnali che indicano i bisogni o i desideri altrui.

La base essenziale dell’empatia è il riconoscimento delle proprie emozioni, che ci permette d'immedesimarci nell’altro.

L’empatia ci permette di comprendere cosa c’è dietro il comportamento disfunzionale degli altri.

Spesso dietro un tale comportamento si cela un malessere interiore.

Riconoscere le difficoltà dell’altro ci permette di non cadere nella trappola del giudizio prematuro.

Non significa necessariamente capire l’altro, ma accettarlo per come è, anche nei momenti in cui non lo comprendiamo.


- Gestione delle relazioni


Le fondamenta di questa abilità relazionale, passa attraverso l’empatia per le emozioni altrui e il saper farsi carico dei propri errori o responsabilità. È importante non confonderla con la manipolazione.

In ambito lavorativo ci permette d'ispirare e guidare gli altri, tirando fuori le migliori qualità del prossimo, e anche di affrontare e risolvere i conflitti.


GLI OSTACOLI VERSO L’INTELLIGENZA EMOTIVA


Le neuroscienze ci insegnano che l’assenza di un circuito neuronale porta a un deficit di una particolare capacità. Nel caso delle emozioni i circuiti prefrontali ci aiutano a entrare in contatto con esse.

Ci sono anche molti casi in cui, nonostante una struttura neuronale intatta, il contatto con la nostra vita emotiva può risultare difficoltoso.


Esistono emozioni dalle quali ci siamo dissociati per svariati motivi: potrebbero essere state troppo dolorose, e quindi abbiamo scelto di non sentirle, oppure potremmo avere l’erronea credenza che siano sbagliate.

Tali emozioni non scompaiono, bensì rimangono al di sotto della soglia della consapevolezza, e possono influenzare negativamente il nostro modo di percepire e agire. Inoltre disconnetterci dalle nostre emozioni rende più difficoltosa la connessione con gli altri.


Il percorso da intraprendere per sviluppare questo tipo d'intelligenza può risultare inizialmente ostico, perché potremmo entrare in contatto con delle realtà emozionali che abbiamo preferito evitare fino a oggi, ma nel lungo termine può aiutarci a vivere una vita più piena e appagante.


Letture raccomandate:

Intelligenza emotiva (1995) - Daniel Goleman

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